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Meditazione Missionaria - Dicembre 2009 Stampa E-mail
Mercoledì 23 Dicembre 2009 00:00
"Che si rallegrino i cieli e festeggi la terra!"

Il 24 dicembre, prima della messa di mezzanotte, in alcuni luoghi si canta l’Annuncio solenne del Natale. La versione medievale di questo annuncio, chiamato 'Kalenda', tratto dal Martirologio romano, proclama “per l'anno 5.199 dalla creazione del mondo, tanti anni dopo il diluvio, molti anni dopo la nascita di Abramo, ecc. il regno di Cesare Augusto ... "Gesù Cristo, Dio eterno e Figlio dell'Eterno Padre, volendo santificare il mondo ... nove mesi dopo il suo concepimento, è nato a Betlemme di Giuda, si è fatto uomo dalla Vergine Maria. "

Ogni volta che l’ ho sentito, sono rimasto colpito da questo annuncio. Questo antico testo contiene, ovviamente, alcune imprecisioni storiche. Fin dal Medioevo il tempo è passato e la scienza ha scoperto che l'universo ha iniziato molto prima di 5000 anni prima di Cristo. Le versioni più recenti parlano di "milioni di anni dopo la creazione del mondo ..." In realtà dovremmo parlare anche di miliardi. Alcuni scienziati dicono che l'universo dovrebbe avere 13,7 miliardi anni, il pianeta terra 4,5 miliardi di anni e la vita sarebbe cominciata circa circa 4 miliardi di anni fa. Ma che si tratti della versione medievale o dell’attuale, trovo la lista impressionante perché collega l'intera storia dell'universo all’unico evento della nascita di Cristo che ha avuto luogo nel tempo e nello spazio. Si tratta qui della dimensione cosmica della nascita di Cristo.

Qui sulla terra, il vasto universo, ha prodotto un bel fiore che non è mai stato osservato altrove. Sì, il creato è fiorito qui sul nostro pianeta, in modo del tutto sorprendente e il miracolo è tanto più grande ora che scopriamo le infinite dimensioni di questa serie nel tempo e nello spazio.

Nelle prospettive della scienza moderna, la luce della fede nel cosmo dovrebbe essere ancora più pressante. A Natale, Dio stesso visita l'universo che crea e mantiene in vita da miliardi di anni - dal 'big bang', galassie, stelle di prima e seconda generazione - e in Cristo, entra a far parte della sua opera. Dio ha fatto il pianeta-terra ed è proprio qui che è venuto tra noi.

Si può anche considerare il mistero da una diversa angolazione, in Maria. L'Immacolata è il fiore più bello fiorito nella creazione, dopo tutto questo tempo, le è stato dato di diventare la Madre del Verbo eterno che ha fatto tutte le cose.

Quale dovrà essere la risposta a tutto ciò che la prospettiva cosmica del Natale significa?

Chi è in grado di ammirare l'opera di Dio, deve innanzitutto riconoscerla e celebrarla. Con noi, esseri umani, o meglio ancora, attraverso le nostre labbra, la terra e l'universo può iniziare a celebrare, come suggerito dal Salmista: "Il Signore è re, gioisce la terra" (Sl.97, 1 ) - "Che si rallegrino i cieli, gioisca la terra" (Sl. 96,11)

In secondo luogo, questa visione cosmica del Natale richiede il nostro impegno per la salvaguardia del creato. Noi esseri umani, fiore e frutto dell 'universo, ci rendiamo conto sempre più che siamo responsabili del pianeta in cui ci troviamo. Nel corso del prossimo Avvento, dal 7 al 18 dicembre, si terrà a Copenaghen un importante vertice dei leader mondiali, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Questo evento monopolizza l'attenzione del pubblico ed è giusto.

La nostra eredità, la terra è minacciata con danni irreversibili. Alcuni Oblati, impegnati nelle Nazioni Unite, ci hanno comunicato una recente dichiarazione di ONG che ha detto: “Gli esseri umani non sono separati dalla natura, ma ne fanno parte; ora influiscono negativamente su di essa in modo allarmante ". Per evitare la distruzione del nostro habitat futuro - per esempio, una futura estinzione delle specie - si deve intraprendere un'azione decisiva. Una risposta si esige dalle potenze mondiali, mettendo cifre sul tavolo e concludendo un accordo concreto e vincolante sulla riduzione delle emissioni di gas serra.

Una delle motivazioni che spingono ad intraprendere un'azione decisiva oggi potrebbe essere l'urgenza politica. Se delle regioni del pianeta diventano inabitabili, il danno non è solo la terra-madre, per esempio causando migrazioni di massa per il livello dei mari, ma può anche portare a un conflitto armato.

Noi, discepoli di Cristo, alla luce dell’ Avvento e di Natale, abbiamo una motivazione più profonda a disposizione. L'annuncio di Natale ci dice che fin dagli albori della creazione - non solo da 5.199 anni, ma 13,7 miliardi - tutto l'universo ha preparato questo momento di una terra fiorente. E quando venne la pienezza del tempo, questa terra ha portato al suo frutto più prezioso: Gesù Cristo. Questo è per noi cristiani, la motivazione più profonda che ci impegna per l'integrità della creazione. Il pianeta Terra ci è stato dato per vivere e usare, ma nella prospettiva di fede, non dobbiamo considerarlo come una risorsa materiale che potremmo sfruttare e poi abbandonare. La creazione è un miracolo che ci appartiene e in cui Dio stesso è diventato tangibile. La terra è diventata sede di un vero tempio di Dio. Come esseri umani dobbiamo comportarci sulla terra, come se calpestassimo il sacro suolo di un santuario!

P. Wilhem Steckling OMI

Superiore Generale

 

 
Meditazione Missionaria - Maggio 2009 Stampa E-mail
Domenica 10 Maggio 2009 17:30
Meditazione Missionaria – maggio 2009

La verità nella carità
    Durante  tutto il mese di maggio viviamo il tempo pasquale, che ci pone di fronte alla verità della Risurrezione. Non è facile parlare di  “verità” ( singolare o plurale!). Noi missionari sappiamo che il linguaggio della carità è molto meglio recepito che non quello della verità.
    Nessuno contesta apertamente ciò che si esprime con gesti d’amore e, diciamolo chiaramente, spesso non ci resta che questo linguaggio per far passare l’annuncio. Non saremmo però buoni missionari, se non cercassimo di trasmettere anche la verità della fede.  Vale soprattutto per la verità della Risurrezione. Questo grande messaggio ha un contenuto ben preciso: una tomba vuota, apparizioni misteriose ma reali, e l’effetto incredibile che tali eventi hanno avuto sui testimoni che ci annunciano la grande novità della vittoria di Cristo sulla morte. Certo, la Risurrezione continua ad essere  una verità che non s’impone matematicamente, come  2+2=4; essa esige un atto di fede. Una volta  fatto il passo, si arriva ad avere una certezza così solida, che su di essa si fonda tutta la vita cristiana. Non c’è un’evidenza matematica, ma una convinzione basata sulle testimonianze; c’è una sufficiente sicurezza per giocare tutto su questa carta, come suggerisce Pascal con la “scommessa della fede”.
    Ora, l’esperienza insegna che quando la testimonianza missionaria passa dall’amore alla verità, dobbiamo aspettarci  alcune resistenze.  Lo si constata ancor più chiaramente considerando le due componenti della verità: fede e opere, ossia dottrina e morale. Tornerò su questo punto. Le resistenze si manifestano fortemente nel mondo secolarizzato, ma anche nelle culture religiose. Ci si potrebbe chiedere: non sarebbe meglio per noi annunciare il Cristo solo con gesti d’amore, senza proporre agli altri ciò che i cristiani  credono come vero? Le circostanze influiscono molto sulla risposta che daremo; a volte potrà essere questione di vita o di morte. É  utile perciò avere coscienza di due errori che possiamo commettere di fronte alle resistenze.
    Il primo errore consisterebbe nell’essere troppo accondiscendenti. Se ci accontentiamo di una religione ‘light’, che non disturba nessuno, nascondiamo una splendida luce, che potrebbe far gioire e maturare tanta gente. Solo quando la persona ha la certezza che Cristo è risorto, può vincere le paure che la  rendono schiava. Se poi questa verità è integrata nella vita delle persone, Cristo «libererà coloro che per timore della morte, vivevano una vita da schiavi» (Ebr.2,15).
    Il secondo errore sarebbe quello di presentare la verità senza carità, contraddicendo ciò che la Lettera agli Efesini raccomanda per la crescita della persona: «…vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di Lui, che è il capo, Cristo» (Ef. 4,15). Oggi, più che mai, non si accetta una verità che, per quanto assoluta, è presentata con freddezza e senza misericordia.
    Conclusione: il periodo pasquale ci ricorda il nostro impegno missionario per e con la verità. Anche se la presentiamo con amore, dobbiamo aspettarci delle contraddizioni. Ma, perché tutta questa riflessione? Perché penso che la nostra fede dovrebbe avere un maggior mordente!
    La missione cristiana - e oblata – comporta due cose: la testimonianza della carità e l’insegnamento della verità. Parliamo qui innanzitutto della verità morale, che è l’ambito più contestato.  Molti la rigettano dicendo che la Chiesa è troppo rigida nell’affermare le verità etiche e che cerca  sempre d’imporre le proprie posizioni. Sì, esistono casi in cui manca l’amore e anche il riconoscimento della coscienza individuale, come ultimo giudice.
     Rimane il fatto che la Chiesa e i suoi membri devono mettersi al servizio della verità. «Servizio» vuol dire che noi non vogliamo aver ragione o che ci ascoltino ad ogni costo, ma cerchiamo di raggiungere delle realtà certe, per il bene di tutti. Aiutare la gente a vedere che le armi nucleari sono un male! Vigilare sul rispetto dovuto alla santità della famiglia!  Prendersi cura della casa comune, il pianeta terra! Quando la Chiesa parla di etica nel commercio o della morale coniugale, del diritto alla vita dal concepimento alla morte o della libertà religiosa, essa afferma semplicemente: la fede insegna che è vero, ma anche la ragione conferma che è così.
    Si tratta di verità e non di qualcosa che  vorremmo imporre o proibire per impedire eccessi di libertà. C’è una verità dottrinale e anche una verità morale. Non tutti le condividono, non hanno neppure una risposta a tutto e men che meno sopprimono la libertà di coscienza; è doveroso da parte nostra  presentare  «la verità nella carità» anche di fronte a rifiuti o resistenze.
    Il mese di maggio trascorre tutto in tempo pasquale e termina, il 31, con la solennità di Pentecoste. È anche il mese mariano per eccellenza. La vita della Madonna testimonia le grandi verità di fede e come Lei le ha vissute con amore materno. A noi missionari, Maria può far capire, come ha fatto con gli Apostoli, come si trasmette la verità con amore.
P. Guglielmo Steckling OMI
Superiore generale
 
Meditazione Quaresima 2009 - P. Wilhelm Steckling, OMI Stampa E-mail
Giovedì 02 Aprile 2009 22:22

Meditazione missionaria – Aprile 2009

Vivere alla Sua  presenza

Le nostre vite sono molto impegnate. Ciò coinvolge in qualche modo la nostra relazione con Dio? Diciamo  di voler essere discepoli fedeli di Cristo, per vivere sempre alla sua presenza e seguire il Vangelo.  Dobbiamo tuttavia riconoscere che  il “quotidiano” ha una propria logica. Che guidi la macchina o faccia le commissioni, coordini relazioni sociali o organizzi delle attività, uno non dovrebbe lasciarsi assorbire da queste cose tanto da vedersi escluso da una vita di fede, speranza e carità.
Si potrà rovesciare  tale tendenza? Nel mio ambiente, potrò rimanere alla presenza di Dio, nel costante compimento della sua volontà? Ecco un progetto utile per questo fine Quaresima e all’inizio del tempo pasquale, che dovrebbe distinguersi per la presenza del Risorto e dello Spirito.
Non si tratta di pregare tutta la giornata. Bisogna gestire preghiera e attività. Dare a ogni cosa tempo e attenzione propri. Un salmo dice che  a ogni cosa va dato il suo posto. Il salmista comincia col dire  che il Signore «ha fatto i cieli e la terra» e poi continua: «I cieli appartengono al Signore, ma ci ha dato la terra» (Sl.115,15-16). Dio è all’origine di ogni cosa, dei cieli e della terra, ma ha dato alle attività terrene il posto giusto.
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