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Missione di Brozzi 2010 - Esperienza di Danilo (2) Stampa E-mail
Giovedì 29 Aprile 2010 16:35

Vivi il momento che va…e se in quell’attimo tu ami, incontri Dio nella tua vita…

È trascorso quasi un mese dal ritorno alla realtà, alla vita quotidiana, allo studio, al lavoro e così via. È cambiato però qualcosa con la Missione, si è aperto il cuore e la mente verso nuovi orizzonti, abbattendo quelle barriere che limitano il nostro essere persone vere e Cristiani. In tutta una vita, una settimana a  Firenze è un attimo, però pieno di vita e fatto di tante persone speciali  e complementari come siete voi.

Spesso nei giorni scorsi, ai vari incontri mi è stato chiesto cosa ho vissuto a Firenze. Beh è difficile da spiegare! Sicuramente l’unità e la comunità e insieme questa voglia di andare verso chi non aveva incontrato Dio. Forse questo Dio non glielo abbiamo presentato neanche noi, ma era importante provarci e non escludere nessuno. “La missione è gratis, è per tutti” e questa gratuità ci fa missionari nell’ordinario dove non c’è una croce che ti contraddistingue ma quella croce la porti nel cuore e nell’essere testimonianza. Non c’è un posto in cui non lo possiamo fare e con la stessa unità possiamo arrivare ovunque.

Nel cuore mi porto tutti quei ragazzi che abbiamo incontrato ma anche e soprattutto quelli che non abbiamo incontrato, e tutte le situazioni che abbiamo trovato a scuola e ancora di più tutte quelle persone che non ci hanno risposto, forse perché non sapevano che, attraverso noi, era Dio a bussare alla loro porta. È bello essere strumenti di Dio, vivere e camminare con Lui e dietro Lui.

Fra l’altro su questa strada si incontra un sacco di bella gente, simpatiha, talvolta con  un accento un po’ strano.

Danilo

 

 

 
Convivenza settimanale comunità maschile - Esperienza di Pietro Stampa E-mail
Giovedì 29 Aprile 2010 16:32

Anche io, dopo Giacomo, voglio donare quella che è stata la mia “perla”.

Innanzitutto è stato davvero particolare vivere questo momento di comunità all'interno della vita quotidiana, perché ciò ti dava immediatamente l'opportunità di amare gratuitamente l'altro che nel momento presente mi stava accanto, indipendentemente da chi fosse.

Il mio passaggio fondamentale è stato dopo il tema di Fabio sul “dare la vita”. Quel tema mi ha messo in crisi, e mi ha molto interpellato; di fatto, dire ad una persona “sono pronto a dare la vita per te” non è troppo semplice, anzi!

In quel momento  mi è  stata chiara una cosa: che in questa settimana, di fatto in tutti i piccoli atti d'amore, la vita la stavo già dando per i miei fratelli. In questo ero facilitato anche dal fatto che in loro rivedevo il volto di Dio e, quindi, mi sentivo in “dovere di amarli”.

In quei giorni mi ritornavano in mente anche le parole del Fondatore, che in una preghiera chiedeva a Dio la capacità di amarlo “come Lui ama se stesso”, e mi dicevo che se nei miei fratelli riconoscevo Dio, allora io dovevo provare ad amarli come Lui ci ama.

Posso dire, dopo questa convivenza, di essere davvero  pronto a dare la vita per la comunità; perchè è in questo modo che si sperimenta l 'amore concreto.

Pietro

 

 
Convivenza settimanale comunità maschile - Esperienza di Giacomo Stampa E-mail
Lunedì 26 Aprile 2010 17:28

Premetto che sarà un’esperienza con i “puntini di sospensione finali”, perché sarebbe troppo facile fare un’esperienza limitandola alla settimana passata insieme e sarebbe servita a poco se non riuscissimo poi a portare fuori quello che abbiamo vissuto.

La nostra convivenza settimanale la paragonerei a un “abbraccio comunitario” per me personalmente. Questa settimana è cominciata molto alla svelta per me, quasi di corsa (Strano!) tra il far combaciare corsi, spostamenti e non solo. Gli elementi essenziali sono stati per me la preghiera della mattina e l’incontro.

Col passare dei giorni siamo andati sempre più a salire come clima e disposizione a mettersi in gioco, e questo si notava da tanti piccoli gesti. Uno su tutti, l’alzarsi presto per poter fare la preghiera tutti insieme; o anche dagli incontri di condivisione serali che diventavano sempre più “carichi di vita” (Soprattutto quello del venerdì).

In questi giorni sono stati essenzialmente tre i momenti veramente “carichi carichi di lui”: Il primo è stato l’incontro con p. Fabio Bastoni; mi facevano interrogare le sue parole riguardanti il come e su cosa vogliamo scommettere la nostra vita. Sono parole che ti aprono in due, che ti fanno dire “se avessi una sola fiches in mano dove la giocherei?” e spetta a noi capire dove vogliamo lavorare con Lui scommettendo x incassare la vincita; la scelta naturalmente deve essere ponderata, e non si può “giocarla su un numero a caso”.

Il secondo momento è stato l’incontro di venerdì sera che non era partito come tale; infatti avevamo in programma l’adorazione eucaristica per avere un momento tutti insieme con Lui lì presente. Purtroppo non c’erano “preti disponibili” la sera in casa (Diciamo così =) a Fiesole per esporre il Santissimo, così abbiamo fatto come le altre sere un momento di condivisione, che quasi a sorpresa (perlomeno mia) è diventato il momento più alto e profondo di tutta la convivenza. Era come se avessimo fatto lo stesso, noi personalmente, l’adorazione;  pur non avendolo esposto, Gesù era con noi, in mezzo a noi.

Il terzo momento è stato una chiacchierata fatta con uno di noi che mi ha fatto ricordare, anche se non lo dubitavo, che tra di noi possiamo contare l’uno sull’altro; spetta solo a noi credere che ciò è possibile, e tenerlo ben presente, in modo da portare “fuori” ciò che abbiamo sperimentato “dentro”. Per noi come comunità e per le altre persone che fanno parte della nostra “convivenza della vita”.

Quello che abbiamo vissuto in questa settimana non deve rimanere in quella “campana di vetro” che permette di amare quasi con facilità tra noi per una settimana, ma deve servirci veramente da esperienza per poter amare nelle varie possibilità quotidiane che spesso ci passano inosservate agli occhi tra noi come comunità e non solo.. quindi adesso aspetto la riprova a quanto vissuto, da me in primis e dalla comunità stessa … (come promesso ecco i puntini di sospensione!)

 

Jack

 
Missione Brozzi 2010 - Esperienza di Sara Stampa E-mail
Lunedì 12 Aprile 2010 19:56

C’è un tempo per ringraziare

“…Da Nazaret può uscire qualcosa di buono?...” questa frase mi ha aiutato a leggere questa esperienza di missione, un’esperienza speciale che mi ha conquistata giorno dopo giorno.

Mi associo a Alberto quando parla di nostro scetticismo iniziale, visto le premesse, anche se il mio era particolarmente rivolto all’organizzazione generale e allora: “da Brozzi può uscire qualcosa di buono?” ma ancora di più ascoltare, durante la visita alle case, i ragazzi che, per esempio, dicevano “ma dalle Piagge può uscire qualcosa di buono?”...ancora più importante durante gli workshop quando chiedevi: “cosa ti porti da questa esperienza?...” è come se loro cercassero: “ma da me stesso e da chi c’ho accanto può uscire qualcosa di buono?...non ce lo esprimevamo così: “ma io non ho da dire nulla…”oppure risatine varie di imbarazzo, prendendo in giro chi voleva dire qualcosa ecc…Poi si sono aperti, ognuno a loro modo, ed è stata la Risposta ad un atto d’amore. Ci sono state delle ragazze che dopo il workshop mi si sono avvicinate, un po’ commosse, e il riassunto è stato che nessuno gli aveva mai detto quelle cose e che hanno provato un’ esperienza così bella, rinunciando ad uscite con gli amici e altro, ma non sapevano decodificarla…Questo perché gli avevamo dato la possibilità di parlare, di dire di sé, con ascolto profondo e sincero.

Un’altra risposta d’amore ad un mio ma dico “nostro” atto d’amore è la loro assidua presenza. Durante gli incontri serali, svoltesi durante la prima parte di missione, ci siamo detti come si fa ad amare. Ho vissuto, fin da subito, la missione da protagonista, niente era nuovo eppure tutto lo era. Aggiungo che io non dovevo nemmeno esserci a questa missione e invece lo sciopero nazionale, impegni del comune che saltano, in alcuni c’è anche il mio zampino hihihihi!, mi hanno permesso di esserci e qui forse c’è lo zampino di Qualcun altro…

Aggiungo ancora, che i ragazzi andavano dai 14 ai 19-20 anni mi chiedevo: “che mi unisce oramai a questi ragazzetti?” Ho messo da parte questo aspetto e ho fatto la sorella maggiore, non dovevo far finta di avere la loro età, anche perché non era quello che Dio mi chiedeva e che loro volevano, buttandomi nell’ascolto e nel “farmi uno”. Molto bello è stato il momento della Via Crucis quando Leonardo, mio compagno di missione, doveva leggere la meditazione di una stazione e sentivo che la sua emozione era la mia emozione, oppure Matteo, altro mio compagno di missione che portava la croce, sentivo che la sua fatica era la mia fatica. Ripeto che questa reciprocità assumeva spessore e concretezza quando loro non mancavano ad un appuntamento, si vedeva che avevano percepito un qualcosa di diverso nel nostro stare insieme e cosa ancora più importante lo vivevano tra loro. Mi porto dentro un’altra piccola gioia: quando domenica si facevano le prove dello workshop teatro una ragazza, io sono arrivata in ritardo (abbiamo messo in scena il “Mago di Broz”, che genialata?!), ho visto che faceva il cane di Dora (Dorothy) fin qui niente di strano, ma dovete sapere, che lei in questi giorni non si voleva mettere in gioco in niente, non riusciva a partecipare, forse non vorrebbe nemmeno che si parlasse di lei. Chi doveva fare il cagnolino non si è presentato e lei si è buttata, tutte le scene a ginocchioni (doveva fare il cagnolino, eh?!) e si è impegnata tanto infatti è stata molto divertente e ha ricevuto molti applausi.

Infine, alla scuola dell’Amore non ci sono né insegnanti né studenti: mi sono messa in gioco per quella che sono, pronta ad accogliere tutto e i ragazzi mi hanno ricordato, inconsapevolmente, che devo aver tempo per Ringraziare Dio, perché una sera gli abbiamo dato modo di scrivere su un biglietto cosa avrebbero voluto dire a Dio e per lo più hanno ringraziato. Mi sono chiesta quante volte io l’abbia fatto per ciò che mi fa vivere, mi sono risposta immediatamente: molto poche. E’ questo che mi hanno regalato i ragazzi di Brozzi e Dio tramite loro.

Mentre la missione andava a gonfie vele, sul resto soprattutto il lavoro, si addensavano nubi. Ho affrontato tutto con la forza della missione: amare colleghe, responsabile che te ne fanno di tutte i colori con profondità ma anche con rettitudine. Martedì “la mai capa” ha bandito una riunione in mio onore, cioè velatamente, nemmeno troppo, è diventata un tiro al bersaglio: avevo una rabbia ma anche la consapevolezza che Dio quando ti vede far sul serio poi ci conta su di te e io sento di ringraziare per questa grande serenità che mi dona.  I giorni di missione sono un vento effimero, importante, ma passano e allora che differenza c’è nella mia vita?: il metterci Dio anche nei posti più scomodi di me con Verità e Giustizia. Intorno gli altri lo riconoscono, a volte lo accolgono, altre volte no, ma non vivi per questo ma perché Dio esista in tutto ciò che fai.

 
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