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C’è un tempo per ringraziare
“…Da Nazaret può uscire qualcosa di buono?...” questa frase mi ha aiutato a leggere questa esperienza di missione, un’esperienza speciale che mi ha conquistata giorno dopo giorno.
Mi associo a Alberto quando parla di nostro scetticismo iniziale, visto le premesse, anche se il mio era particolarmente rivolto all’organizzazione generale e allora: “da Brozzi può uscire qualcosa di buono?” ma ancora di più ascoltare, durante la visita alle case, i ragazzi che, per esempio, dicevano “ma dalle Piagge può uscire qualcosa di buono?”...ancora più importante durante gli workshop quando chiedevi: “cosa ti porti da questa esperienza?...” è come se loro cercassero: “ma da me stesso e da chi c’ho accanto può uscire qualcosa di buono?...non ce lo esprimevamo così: “ma io non ho da dire nulla…”oppure risatine varie di imbarazzo, prendendo in giro chi voleva dire qualcosa ecc…Poi si sono aperti, ognuno a loro modo, ed è stata la Risposta ad un atto d’amore. Ci sono state delle ragazze che dopo il workshop mi si sono avvicinate, un po’ commosse, e il riassunto è stato che nessuno gli aveva mai detto quelle cose e che hanno provato un’ esperienza così bella, rinunciando ad uscite con gli amici e altro, ma non sapevano decodificarla…Questo perché gli avevamo dato la possibilità di parlare, di dire di sé, con ascolto profondo e sincero.
Un’altra risposta d’amore ad un mio ma dico “nostro” atto d’amore è la loro assidua presenza. Durante gli incontri serali, svoltesi durante la prima parte di missione, ci siamo detti come si fa ad amare. Ho vissuto, fin da subito, la missione da protagonista, niente era nuovo eppure tutto lo era. Aggiungo che io non dovevo nemmeno esserci a questa missione e invece lo sciopero nazionale, impegni del comune che saltano, in alcuni c’è anche il mio zampino hihihihi!, mi hanno permesso di esserci e qui forse c’è lo zampino di Qualcun altro…
Aggiungo ancora, che i ragazzi andavano dai 14 ai 19-20 anni mi chiedevo: “che mi unisce oramai a questi ragazzetti?” Ho messo da parte questo aspetto e ho fatto la sorella maggiore, non dovevo far finta di avere la loro età, anche perché non era quello che Dio mi chiedeva e che loro volevano, buttandomi nell’ascolto e nel “farmi uno”. Molto bello è stato il momento della Via Crucis quando Leonardo, mio compagno di missione, doveva leggere la meditazione di una stazione e sentivo che la sua emozione era la mia emozione, oppure Matteo, altro mio compagno di missione che portava la croce, sentivo che la sua fatica era la mia fatica. Ripeto che questa reciprocità assumeva spessore e concretezza quando loro non mancavano ad un appuntamento, si vedeva che avevano percepito un qualcosa di diverso nel nostro stare insieme e cosa ancora più importante lo vivevano tra loro. Mi porto dentro un’altra piccola gioia: quando domenica si facevano le prove dello workshop teatro una ragazza, io sono arrivata in ritardo (abbiamo messo in scena il “Mago di Broz”, che genialata?!), ho visto che faceva il cane di Dora (Dorothy) fin qui niente di strano, ma dovete sapere, che lei in questi giorni non si voleva mettere in gioco in niente, non riusciva a partecipare, forse non vorrebbe nemmeno che si parlasse di lei. Chi doveva fare il cagnolino non si è presentato e lei si è buttata, tutte le scene a ginocchioni (doveva fare il cagnolino, eh?!) e si è impegnata tanto infatti è stata molto divertente e ha ricevuto molti applausi.
Infine, alla scuola dell’Amore non ci sono né insegnanti né studenti: mi sono messa in gioco per quella che sono, pronta ad accogliere tutto e i ragazzi mi hanno ricordato, inconsapevolmente, che devo aver tempo per Ringraziare Dio, perché una sera gli abbiamo dato modo di scrivere su un biglietto cosa avrebbero voluto dire a Dio e per lo più hanno ringraziato. Mi sono chiesta quante volte io l’abbia fatto per ciò che mi fa vivere, mi sono risposta immediatamente: molto poche. E’ questo che mi hanno regalato i ragazzi di Brozzi e Dio tramite loro.
Mentre la missione andava a gonfie vele, sul resto soprattutto il lavoro, si addensavano nubi. Ho affrontato tutto con la forza della missione: amare colleghe, responsabile che te ne fanno di tutte i colori con profondità ma anche con rettitudine. Martedì “la mai capa” ha bandito una riunione in mio onore, cioè velatamente, nemmeno troppo, è diventata un tiro al bersaglio: avevo una rabbia ma anche la consapevolezza che Dio quando ti vede far sul serio poi ci conta su di te e io sento di ringraziare per questa grande serenità che mi dona. I giorni di missione sono un vento effimero, importante, ma passano e allora che differenza c’è nella mia vita?: il metterci Dio anche nei posti più scomodi di me con Verità e Giustizia. Intorno gli altri lo riconoscono, a volte lo accolgono, altre volte no, ma non vivi per questo ma perché Dio esista in tutto ciò che fai. |