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Parola di Vita Dicembre 2009 Stampa E-mail
Mercoledì 02 Dicembre 2009 23:49

Parola di vita - Dicembre 2009

 

RISPLENDA LA VOSTRA LUCE
Chiara Lubich


“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone
e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5,6)

 

[…] La luce si manifesta nelle “opere buone”. Essa risplende attraverso le opere buone che compiono i cristiani.

Mi dirai: ma non solo i cristiani compiono opere buone. Altri col­laborano al pro­gresso, costruiscono case, promuovono la giustizia...

Hai ragione. Il cristiano certamente fa e deve fare anche lui tutto questo, ma non è solo questa la sua funzione specifica. Egli deve com­piere opere buone con uno spirito nuovo, quello spirito che fa sì che non sia più lui a vivere in se stesso, ma Cristo in lui.

L’evangelista, infatti, non pensa solo a degli atti di carità isolati (come visitare i pri­gionieri, vestire gli ignudi o come tutte le opere di misericordia attualizzate alle esigenze di oggi) ma pensa all’adesione totale della vita del cristiano alla volontà di Dio, così da fare di tutta la propria vita un’opera buona.
Se il cristiano fa così, egli è “trasparente” e la lode che si darà per quanto compie non arriverà a lui, ma a Cristo in lui, e Dio, attra­verso di lui, sarà presente nel mondo. Il compito del cristiano è dunque lasciar trasparire questa luce che lo abita, essere il “segno” di questa presenza di Dio fra gli uomini.

“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone
e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli”.

Se l’opera buona del singolo credente ha questa caratteristica, anche la comunità cri­stiana in mezzo al mondo deve avere la medesima specifica funzione: rivelare attraverso la sua vita la presenza di Dio, che si manifesta là dove due o tre sono uniti nel suo nome, presenza promessa alla Chiesa fino alla fine dei tempi.

La Chiesa primitiva dava grande rilievo a queste parole di Gesù. Soprattutto nei mo­menti difficili, quando i cristiani venivano calunniati, allora li esortava a non reagire con la violenza. Il loro comportamento doveva essere la migliore confutazione del male che si diceva contro di loro.

Si legge nella lettera a Tito: “Esorta i più giovani ad essere as­sennati, offrendo te stes­so come esempio in tutto di buona condotta, con purezza di dottrina, dignità, linguaggio sano e irreprensibile, per­ché il nostro avversario resti confuso, non avendo nulla di male da dire sul conto nostro” (Tit 2,6-8).

“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone
e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli”.

È la vita cristiana vissuta che è luce anche al giorno d’oggi per portare gli uomini a Dio.
Ti narro un fatterello.

Antonietta è sarda, ma per lavoro s’è portata in Francia, a Gre­noble. È impiegata in un ufficio dove molti non hanno voglia di lavo­rare. Poiché è cristiana e vede in ciascuno Gesù da servire, aiuta tutti ed è sempre calma e sorridente. Spesso qualcuno si arrabbia, alza la voce e si sfoga con lei, prendendola in giro: “Giacché hai voglia di la­vorare, prendi, batti a macchina anche il mio lavoro!”.
Lei tace e sgobba. Sa che non sono cattivi. Probabilmente ognuno ha i suoi crucci.

Un giorno il capufficio va da lei mentre gli altri sono assenti e le chiede: “ora mi deve dire come fa a non perder mai la pazienza, a sorridere sempre”. Lei si schermisce dicendo: “Cerco di stare calma, di prendere le cose dal verso buono”.

Il capufficio batte un pugno sulla scrivania ed esclama: “No, qui c’entra Dio sicura­mente, altrimenti è impossibile! E pensa che a Dio io non ci credevo!”.
Qualche giorno dopo Antonietta è chiamata in direzione, dove le dicono che sarà tra­sferita in un altro ufficio “affinché – continua il di­rettore – lo trasformi come ha fatto con quello dov’è ora”.

“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone
e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli”.