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| Francesco Taddei | ||
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12 agosto 2000. Giornata di dolore qui a Pescara. Stamattina è morto Francesco Taddei dell?MGC di Prato. 21 anni, magazziniere presso una ditta di Prato. Francesco ha avuto una crisi d?asma presumibilmente attorno alle 4. Il corpo è stato rinvenuto all'esterno del Palazzetto dello sport di Via Rigopiano nel quale sono ospitati i nostri giovani italiani. Accanto a lui la bomboletta spray che usava nei momenti d?emergenza. Con questa mail essenziale i giovani del Movimento Giovanile Costruire, e con loro tanti amici, sono venuti a sapere che il pellegrinaggio della Gioventù oblata verso Roma era stato chiamato da Dio a una sosta inattesa attorno a questo giovane, Francesco. Perché un dolore così grande, proprio in questi giorni di festa? Non c'è stata possibilità di fuga. L'unica strada possibile era sforzarsi di rileggere il cammino di Francesco per coglierne il filo d?oro, per trovare se non la serenità, almeno un senso a ciò che in un primo momento sembrava solo assurdo e riuscire pian piano a trasformare questo dolore in amore. Così è stato spontaneo andare a ricostruire quello che Francesco ci aveva detto o scritto in quest?ultimo anno per rifare con lui almeno l'ultimo tratto del suo cammino in compagnia con Gesù. Ripercorriamo insieme, attraverso le parole dello stesso Francesco, alcune tappe importanti del suo cammino di quest'ultimo anno: Non vorrei aver fatto un ritratto un po’ troppo finto di Francesco, una specie di santino: Francesco resta vivissimo nel nostro cuore con la sua semplicità e vivacità. Lascio a lui di dirci ancora qualcosa di sé, per aiutarci a non tenerlo prigioniero in uno schema troppo semplicistico.
Gli viene mandata un e-mail da un amico in cui,
rispondendo a varie domande, viene invitato a descriversi. Fabio M. Bastoni Quest'anno per Francesco era stato sicuramente un anno di svolta. L'accelerazione che aveva dato alla sua vita si era cristallizzata intorno alla scelta di fare il cammino delle comunità MGC. A settembre, insieme ad altri si era impegnato a mettere al primo posto nella sua vita l'’amore reciproco con quelli che il Signore gli avrebbe dato come fratelli. Concretamente questo significava mettere al primo posto fra tanti impegni quello di approfondire nel Vangelo i rapporti in comunità. Una volta al mese, una convivenza di due giorni avrebbe reso visibile questo cammino. Dopo una di queste comunità, che si era poi conclusa nell'’animare una giornata per i giovani a Villa La Stella, Francesco così scriveva: «L'esperienza che ho fatto in questi due giorni è stata molto positiva. Prima la comunità, momento molto semplice e concreto di vita insieme, poi la giornata, con un'allegria e un'euforia che in nessun'altra occasione io ho mai trovato. Questi sono altri due puzzle che si sono aggiunti alla mia ricchezza interiore, che mi hanno fatto capire che nonostante la vita sembri dura, stressante e faticosa, in fondo c'è sempre qualcosa che ti sostiene nel momento opportuno. Ho passato un mese abbastanza difficile facendo nuove e difficili esperienze che mi hanno lasciato un po' abbattuto, poi arriva il giorno della comunità, si instaura subito un clima elevato nel gruppo, si parla di DIO, di ciò che ci ha "detto" in quest’ultimo mese ed io che mi sento risollevato perché capisco di far parte di qualcosa di grande, di un progetto divino che prevede anche e soprattutto i dolori terreni, le sofferenze. Un bel punto di partenza di questo anno santo per 1’uomo che cammina nella direzione di Gesù, "io sono la via" (6-7 novembre 1999). » Si intravede fra le righe come il dolore sia un compagno di strada di Francesco, mai vissuto ripiegandosi su di sé sempre affrontato con impegno e determinazione. È la dimensione più preziosa e segreta per lui. Arriva a condividerla proprio quest’anno con i suoi compagni più vicini. E questa condivisione porta per lui una scoperta. Il dolore non è più solo nostro, è di Gesù: l'ha fatto suo sulla croce, trasformandolo in un'occasione per amare. Se prima si era spesso sentito impotente di fronte a situazioni di grave difficoltà che si trovava ad affrontare, ora in questa nuova prospettiva gli pareva possibile viverle "con Gesù vicino". E sperimenta come questo stile di vita porti a dei cambiamenti insperati: « sento e vedo che ho fatto un passo avanti… sono molto carico e ben disposto per affrontare eventuali ricadute, è la forza dello spirito che mi sostiene (14 febbraio 2000). » È stato per tutti impressionante renderci conto delle cose che Francesco faceva, soprattutto dopo che abbiamo dolorosamente scoperto la sua fragilità fisica. Non si tirava mai indietro in niente che gli veniva chiesto come pure nella sua grande passione, il pallone. Nonostante lavorasse molto, si impegna con entusiasmo nella missione di S.Miniato e fa in modo di essere sempre presente: sceglie di lanciarsi nel gruppo del canto, e tutti ce lo ricordiamo mentre tra il serio e lo scherzoso canta con grande foga insieme agli altri sul palco nella domenica conclusiva. La realtà dell'annuncio del Vangelo gli sta molto a cuore: è lui che trascina i giovanissimi agli incontri con il suo entusiasmo. Questa dimensione traspare anche nel modo in cui vive la partenza di un suo amico, Andrea, per un viaggio missionario in Albania, nella settimana santa di quest'anno. Scrive a tutti gli altri giovani della comunità, invitandoli ad un incontro per salutare l'amico prima della partenza: « Cerchiamo di esserci tutti poiché Andrea ha bisogno di noi, della nostra presenza vicino prima di affrontare una simile esperienza (8 aprile 2000). » Ad Andrea, prima della partenza, dà il suo Crocifisso, quello che aveva ricevuto alla Missione di S. Miniato, raccomandandogli di portare "un pezzo di me" con lui in Albania. Prima dell'Estate, Francesco vive un altro momento importante: mi parla di come senta sempre più urgente il problema di capire la propria via per realizzare la sua vita. Gli propongo un'esperienza di discernimento, e lui così mi risponde: « ti ringrazio anche della proposta di fare 10 giorni di ritiro, ho pregato per capire se fosse la cosa giusta, ho riflettuto sul fatto che forse era troppo presto, sono ancora un po' confuso. La situazione di cui ti ho parlato è molto stazionaria, sto cercando dentro di me la verità e penso sia giusto aspettare, magari Roma (Il pellegrinaggio della GMG ndr) rappresenterà il trampolino di lancio per il prossimo anno (3 luglio 2000). » Non ce l'immaginavamo così questo "trampolino di lancio", ma siamo sicuri che la sera della sua partenza per il cielo era felicissimo; in una telefonata ai suoi, prima di coricarsi, dice tutta la sua gioia di essere lì. Chi sono io?
NOME :
Francesco Taddei |
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