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  Chi è S.Eugenio  
 

Eugenio de Mazenod - Il fondatore dei Missionari Oblati di Maria Immacolata

Le origini

Eugenio de Mazenod nacque il 1 Agosto 1782 a Aix-en-Provence nel sud della Francia. Suo padre, presidente della Corte dei Conti della Provenza, dovette esiliare nel 1790 per mettersi in salvo dalla Rivoluzione francese. L’esilio durò 26 anni. La madre di Eugenio, Marie-Rose Joannis, era la figlia di un ricco professore di medicina della Facultè Royale di Aix. Dal matrimonio nacquero anche due figlie: Elisabetta, che morì a 5 anni e Antonietta che nacque nel 1785, tre anni dopo Eugenio.

Eugenio De Mazenod

La vita della famiglia De Mazenod non fu delle più felici. Per i genitori, il matrimonio fu piuttosto di convenienza, tra un aristocratico e una ricca borghese, ciascuno con una mentalità e una cultura differenti. I figli vissero le vicissitudini di un lungo esilio e la separazione dai genitori. La signora de Mazenod, rientrata in Francia nel 1795 per recuperare i beni di famiglia e sottrarli alla confisca da parte dello Stato, chiese e ottenne il divorzio nel 1802.

L’esilio in Italia

Eugenio seguì suo padre in esilio. All’inizio a Nizza nel 1791, dove furono raggiunti dalla madre e dalla sorella, successivamente a Torino (1791), Venezia (1794), Napoli (1797) con il padre e Palermo (1799) dove resterà fino al suo ritorno in Francia nel 1802. Questi spostamenti durarono 11 anni e lasciarono delle lacune nella sua formazione intellettuale. Lo esposero anche a molte influenze, buone e cattive.

A Venezia fece la conoscenza di un prete, Don Bartolo Zinelli, i cui consigli e insegnamenti fecero nascere in Eugenio allora dodicenne, la prima idea di una chiamata al sacerdozio.

Ma a Palermo, qualche anno più tardi, si trovò immerso in un contesto alquanto mondano, che sopravviveva tra gli esiliati e nel quale ebbe il successo di un "giovane conte". Eugenio mostrò in diverse circostanze il suo carattere forte che fu una caratteristica della sua personalità.

Il ritorno in Francia

I cinque anni che seguirono lo videro esitare tra la vita nel mondo che aveva conosciuto durante l’esilio e la vita a servizio della Chiesa che qualche volta aveva sognato. La madre e la nonna lo spingevano a sposarsi per conservare il nome e i beni di famiglia. Dopo tutto era il solo figlio maschio di una nobile famiglia!

Nonostante tutto Eugenio fece esperienza di quella che chiamò "conversione" e malgrado l’opposizione della madre entrò nel seminario di S. Sulpice a Parigi. Siamo nel 1808 e Napoleone comincia ad attaccare la Chiesa. Questo fu un fattore decisivo per la vocazione di un giovane nobile di 26 anni. Scrive a sua madre: "Ciò che il Signore attende da me ... è che mi dedichi al suo servizio per cercare di rianimare la fede che si estingue tra i poveri".

Nella resistenza

Eugenio De MazenodProseguendo negli studi di teologia, Eugenio entrò in un gruppo di resistenza il cui scopo era di controbattere i disegni dell’Imperatore contro il Papa. Tutto il seminario, sotto la guida del superiore, M. Emery, entrò nella lotta. Grazie alla perfetta conoscenza dell’italiano, de Mazenod giocò il ruolo di agente intermediario, notando di giorno in giorno ciò che traspirava dalle macchinazioni dell’Imperatore, per comunicarle ai Cardinali, costretti con la forza a restare in Francia, e viceversa comunicando alla Chiesa di Francia le decisioni del Papa. Con la morte di M. Emery, il 17 marzo 1812, gli altri Sulpiziani sono espulsi con un decreto dell’Imperatore.

De Mazenod predica ai poveri

Il 21 dicembre 1811, Eugenio de Mazenod è ordinato sacerdote nella cattedrale di Amiens. Rientrato a Aix, ottiene dai Vicari generali che amministravano la diocesi, di non avere l’incarico di una parrocchia, per dedicarsi ai poveri della città e delle campagne limitrofe. Comincia organizzando una Associazione di giovani cristiani e, dopo averla avviata, si dedica ai carcerati e alle persone più abbandonate delle classi meno abbienti. Con grande meraviglia e scandalo di tutta la nobiltà della città di Aix, il suo primo sermone nella Chiesa della Maddalena fu tenuto in lingua provenzale per essere facilmente compreso dal popolino: servi, operai, artigiani, contadini.

Il giovane prete si rese presto conto che per aiutare i poveri nella situazione che era seguita alla Rivoluzione, uno sforzo di un singolo non bastava. Tanto più che molti preti sopravvisuti alla Rivoluzione non erano interessati alla evangelizzazione dei poveri. Grazie ai suoi sforzi un gruppo di preti secolari, che condividevano le sue idee, si riunirono in comunità per dedicarsi principalmente alla predicazione nelle campagne. Si definirono essi stessi "Missionari di Provenza".

Le loro missioni conobbero un tale successo che presto il loro apostolato fu richiesto al di fuori dei confini della Provenza. Padre de Mazenod sentì che per mantenere intatti i legami che li univano, c’era bisogno di una struttura che seguisse la linea della Vita Religiosa.

Vicario generale e vescovo

Nel frattempo suo zio, Fortunato de Mazenod, nominato vescovo di Marsiglia, accettò la nomina a condizione che suo nipote divenisse suo vicario generale. Eugenio accettò: ora aveva sulle spalle due carichi abbastanza pesanti: la diocesi e la nascita della sua Società missionaria. Lo sforzo richiesto da questo duplice peso portarono spesso de Mazenod a stanchezze e malattie. I suoi compagni più volte gli consigliarono di ridurre il lavoro.

Con l’ascesa al trono di Luigi Filippo nel 1830, si aprì la strada per verificare il Concordato tra Francia e Vaticano a proposito della nomina dei vescovi. La nomina di p. de Mazenod come vescovo d’Icosia "in partibus" nel 1832 e più tardi come vescovo di Marsiglia portò ad uno scontro politico, con Eugenio al centro, tra partigiani del vecchio ordinamento e liberali. Dopo aver vinto la battaglia, mons. de Mazenod ebbe una vita ancora più piena nel suo doppio incarico di vescovo e superiore generale.

Da vescovo il suo scopo principale fu quello di riformare il clero e di difendere i diritti della Chiesa di Francia contro le interferenze del governo centrale. A questo proposito si inserisce la lotta per il diritto alle scuole e all’insegnamento cristiano. La lotta durò diversi anni e portò più volte ai ferri corti il vescovo e il governo.

Superiore Generale

Come superiore degli Oblati, Eugenio de Mazenod vide la sua Congregazione ristagnare dopo un primo periodo di grandi entusiasmi. Così nel 1841, dopo la visita di un vescovo canadese e alla richiesta di quest’ultimo, inviò quattro dei suoi missionari a Montreal. Si aprì la strada per lo sviluppo della Congregazione.

Il lavoro missionario in Canada, e in particolare l’insediamento di alcune missioni nel Gran Nord, attirò numerosi giovani verso la Congregazione. Nella misura in cui essa si sviluppava, cresceva anche il numero di impegni apostolici: Ceylon (Sri Lanka), Stati Uniti, Africa del Sud.

Mons. de Mazenod continuò a portare il doppio fardello di vescovo e superiore generale fino alla morte, il 21 maggio 1861. In quel momento la sua famiglia religiosa contava un arcivescovo, un vescovo, 4 vicari apostolici e 411 tra padri e fratelli.

Le sue ultime parole prima di morire riassumono il senso di tutta la sua vita: "tra voi la carità e fuori lo zelo per le anime!" Questi sono i tratti caratteristici dell’uomo, figlio del suo tempo e del suo paese, un meridionale dal temperamento forte, zelante, entusiasta per l’opera di Dio. Un uomo che diede la sua vita senza riserve per l’ideale in cui credeva: annunciare la parola di Dio al mondo intero.